Le cinque regole


Le cinque regole permettono di scrivere la gran parte dei testi in NOL conoscendo solo queste regole e il proprio dialetto. Resta competenza gradita, ovviamente, la conoscenza di un altro sistema per scriverlo.

La o e la u

In lombardo [o], [ɔ] e [u] sono quasi sempre allofoni, cioè possono essere usati tutti e tre senza cambiare il significato della parola (es: [kan'son], [kan'sɔn], [kan'sun], ...). Per tale ragione, ha più senso adoperare solo un grafema per tutti e tre i fonemi ("canzon") e poi ognuno pronuncerà secondo la propria varietà. Così è libero "u", che sarà utilizzato per il suono [y] (il suono della "ü"). A questo punto, non ha senso usare la "ö", dunque useremo "oeu". Queste scelte sono condivise con la grafia milanese e dunque legate a una tradizione. Soprattutto, sono più pratiche per la scrittura al computer, senza segni diacritici difficili da scrivere con la tastiera italiana.

Z e S: uso e raddoppio

Le lettere "s" e "z" nella NOL sono parallele, anche per ciò che riguarda i corrispettivi digrafi "ss" e "zz". "s" ha valore di [s] all’inizio di parola (sabet) e di [z] intravocalica o in fine di parola (rœusa), mentre "ss" ha sempre valore di [s] (ross). "z" invece ha valore di [s] o [t͡s] all’inizio di parola (zuca) e di [z] o [d͡z] intravocalica o in fine di parola (ghez), mentre "zz" ha sempre valore di [s] o [t͡s] (mazzà).

L'uso delle doppie

Nella tradizione grafica milanese le doppie marcano un po' di informazioni tra le quali l'accentazione, il rotacismo, l'etimologia e varie altre. La maggior parte di queste informazioni, però, possono essere desunte da altri elementi del testo o testimoniano elementi ormai inusitati in lombardo. Per tale ragione abbiamo deciso, in linea con le versioni più aggiornate della grafia milanese, di rendere facoltative e sconsigliare le doppie quando non necessarie.
Per esempio:

Un po' di etimologia

Per scrivere nel proprio dialetto con la NOL è sufficiente conoscere le regole fonetiche già menzionate. Per i testi sovradialettali, invece, ci sono dei consigli legati all'etimologia che permettono, con poco sforzo, di alzare l'utilità sovradialettale dei testi e le possibilità di elaborazione da parte della Lombardofonia.

Questi consigli sono facili da ricordare a memoria oppure si possono dedurre conoscendo altri dialetti lombardi o per paragone con altre lingue romanze (es: l'italian) e sono:

Il plurale e il participio

In generale, per i testi locali, la NOL non pone alcuna regola particolare per plurale e participio, che viene scritto per com'è detto.
Per i testi sovradialettali, invece, sono date delle indicazioni che, nel rispetto del policentrismo del lombardo, permettono una certa uniformazione dei testi.
Per il participio consigliamo l'uso delle forme in "-d" anche quando non sono usate nel parlato: per esempio il participio di "parlà" si può uniformare a "parlad", con le forme "parlaa", "parlad", "parlaj" e "parlat" riconosciute come forme dialettali.
Il participio plurale resta però legato al dialetto: tornando al nostro esempio un milanese dirà come plurale "parlad" mentre un bergamasco "parlacc".
Per il plurale, in generale, si rispettano le varietà dialettali, con un suggerimento nell'uso sovradialettale: usare la "-e" nel plurale femminile anche quando non usato nel proprio dialetto, per esempio "la dona" al plurale, in milanese, è "i don", se il testo è pensato però per essere letto anche a Bergamo è consigliato scrivere "i done".